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"One of the best Roots Albums of 2008” "Drawing on the sublime aspects of Nebraska-era Springsteen, “Music with a lot of soul […] avoid listening to it if you are depressed “This CD is first rate musically. Grungy Roots rock and
Fabio Cerbone – Rootshighway (Italy)
and the country-dabblings of Green On Red…It’s a Cracker!”
Jeff Weiss – Miles of Music (USA)
"****" - Maverick Magazine (UK)
“Crepuscular roots rock”
SM Magazine (
“An affirmative and decidedly positive record”
Folk Bulletin (
“Driving, guitar-led alt-country, albeit with a harder edge than straight Americana. Minor masterpieces in small-town atmospherics. As a debut offering, ‘The Last Call’ has a lot to commend it”
David Kidman - NetRhythms (UK)
“Lowlands have a strong personality and ‘The Last Call’ is an enjoyable listen throughout. Despite running over 50 minutes, there is never a dull moment - *** 1/2 ”
Paolo Carù – Buscadero Magazine (
“An album of unusual bravery" Ben Lazar – 10th Avenue Music (USA)
“Recorded with real passion and commitment”
Tom Fahey AmericanaOK
"Crazy beautiful record!" Chris Cacavas (Green On Red)
"It's some of my best stuff on record" Richard Hunter -Harmonica Virtuoso
---------------------------------------------------- New review for “The Last Call” from Belgium www.rootstime.be :
“It’s not a given that an artist hits the mark with their debut album, but singer-songwriter Edward Abbiati, from Pavia Italy, doesn't only know how to write lyrics but also how to write a melody: whether serene, catchy, wild, reflective, or heart rending. Like an Italian Bruce Springsteen (although British by birth), he dives into the heart of Americana with the flair of a true American. Listening to “'Leaving NYC”, you would place him as an American writer. However, several cosmopolitan influences also find their way into his lyrics - literature and visual art seem to inspire him. The loneliness portrayed by both Cesare Pavese and Edward Hopper can be found in his narrative and imagery. His voice is sometimes reminiscent of Mike Scott, The Walkabouts’ Chris Eckman, Kris Kristofferson, Grant McLennan or Tom Evans - all male performers with a sensitive voice. His tenderness and empathy turn “Like A Rose” into a real gem. The accompanying violin of Chiara Giacobbe intensifies the feeling of melancholy. Ghosts seem to pursue the singer in both his moods and descriptions. Heartache and desolation play a significant role as if, as an individual, he has lost his way in the modern world. Sometimes he seems to let go of his baggage in his songs and both “Friday Night” and “Ghosts In This Town”’ sound as if they are hurdled into a ferocious maelstrom of feelings. Mike Brenner’s lap and pedal steel and Simone Fratti’s bass both add momentum and emphasise the pain. There are many other musicians who are instrumental in portraying the mood of this album. Ed’s sister, Louise Abbiati, joins in a few times with delicate backing vocals. With all this, the songwriter paints his Lowlands with different horizons - from a desert, to a sea, to a riverbank to hectic city life. To be able to evoke all this in twelve self-penned songs doesn’t only point to a great composing talent but also attests to an emerging artistic soul. “ I Lowlands e il country della Bassa che ha stregato gli States
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Richard Hunter’s harmonica underlines the isolation and sadness of these broken dreams. The emotion and tone of “In Between” also reveal Edward's melancholic nature, which, harmonically, seems to thrive between the dead leaves of the present and the shadows of the past.
------------------------------------------------------------------Il successo americano della band formata da 7 ragazzi di Pavia e dintorni: 4 stelle su 5 dai critici di Maverick

Dalle nebbie della Bassa alle sconfinate pianure americane, la musica corre veloce e senza confini. «Abbiamo cominciato mandando una pioggia di email alle redazioni di radio e riviste musicali degli Stati Uniti, volevamo far conoscere le nostre canzoni agli esperti del genere: è andata bene. All’inizio siamo stati trasmessi da una manciata di radio universitarie, poi si sono accorti di noi alcuni importanti siti specializzati. Qualche mese più tardi, la nostra musica si ascoltava dall’Australia all’Inghilterra, siamo finiti persino sulle frequenze della Bbc». Edward Abbiati riassume così la singolare storia dei suoi Lowlands, sette ragazzi di Pavia e dintorni che nel cuore hanno le sonorità del folk-rock americano.
TUTTO DA SOLI - Il loro album d'esordio, The Last Call, ha entusiasmato al primo ascolto i maestri al di là dell’oceano: 4 stelle su 5 dai critici di Maverick, bibbia del country, l'irruzione nella «top ten» di Miles of Music, il principale negozio online di musica folk, un giudizio esaltante (9 su 10) da Americana UK, avamposto britannico di quel rock dal sapore antico. Il tutto senza una casa discografica, senza management, senza altro aiuto che quello di una connessione Internet: nel mondo dell’industria musicale c'è ancora chi ha paura del Web, ma i Lowlands hanno capito che la Rete porta lontano (su Youtube gira il video, da poco ultimato, della loro canzone In Between). «Oltre che su Internet e attraverso le onde radio, abbiamo viaggiato molto anche fisicamente», precisa Ed, «per portare a mano i nostri cd in molti negozi di musica indipendenti da un capo all’altro dell’Italia e per presentarci in diverse radio locali italiane. Ora finalmente stanno cominciando a notarci anche qui a casa nostra».
UN IBRIDO SENZA CONFINI - A qualcuno potrà sembrare strano suonare e ascoltare sulle rive del Ticino una musica che pare più adatta a una stellata notturna sopra a una highway deserta, fra il Kansas e l'Alabama. Ma Edward, di madre inglese e padre italiano, sorride all’idea di etichettare e rinchiudere le note entro dei confini geografici. «La nostra musica è un ibrido. Per semplificare possiamo ricondurla al genere "americana", che è una mescolanza di rock, country e folk. Ma la verità è che il bagaglio culturale moderno non ha confini geografici, il linguaggio della cultura americana in particolare è arrivato ovunque attraverso film, musica e letteratura. Figuriamoci se certi fenomeni non potevano arrivare a influenzare un "bastardino" come me, che ha imparato a parlare l’inglese e il francese prima dell’italiano e ora vive nel centro storico di una città della provincia lombarda».
FANTASMI - Le canzoni di The Last Call hanno una storia particolare. «Le ho scritte in un periodo buio della mia vita, tra 2002 e il 2003», spiega il cantante. «Tornavo a Londra dopo un’esaltante esperienza australiana e mi ritrovai senza lavoro e senza una relazione che durava da sette anni. Dormivo sui divani degli amici. Mi misi a scrivere musica per dare una forma ai miei fantasmi, per questo i testi del disco sono decisamente personali. Poi le canzoni finirono in un cassetto, senza che sapessi cosa farne. Fino a qualche anno fa: sbarcato a Pavia, la città di mio padre, ho incontrato quelli che sono diventati i membri del gruppo. Abbiamo scoperto di condividere questa passione musicale insolita e ci siamo messi a suonare insieme. Provavamo nelle celle dei frati del monastero di San Lanfranco, a ogni colpo di batteria cadeva un pezzo di intonaco. Ho tirato le vecchie canzoni fuori dal cassetto e non ci siamo più fermati».
DAL VIVO - I Lowlands non hanno certo intenzione di fermarsi a godere dei primi traguardi raggiunti, per quanto importanti siano le soddisfazioni. Edward stesso confessa che ciò che più gli interessa è semplicemente «continuare a fare musica con queste persone, esistere come band più a lungo possibile». Per questo, essendo ciascuno impegnato con il proprio lavoro "diurno", nei momenti liberi e nei fine settimana il gruppo è quasi sempre in sala di registrazione per incidere un Ep (un disco “breve” contenente alcune canzoni che non hanno trovato spazio nell’album) che uscirà in estate e che farà da preludio a un secondo album già in cantiere. Ma soprattutto i Lowlands si preparano a una serie di date dal vivo, a cominciare dal vercellese e dal pavese, in quella Bassa che a dispetto delle suggestioni americane resta la loro patria.
Francesco Segoni
17 marzo 2009
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